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La storia di Rodi sotto il giogo otomano

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FotografieFotografie

Fortificazioni di Rodi, pittura di Étienne Flandin, 1853. Clicca per ingrandire l'immagine.

PresentazionePresentazione

Presentazione genericaGeneralità
La Grecia nel 1912. Clicca per ingrandire l'immagine.Carta del Dodecanese, ammiraglio Piri Reis, 1528. Clicca per ingrandire l'immagine.Carta ottomana di Rodi. Clicca per ingrandire l'immagine.
Sede di Rodi. Clicca per ingrandire l'immagine.Il Rodi pulì il primo si riunisce nel 1480, prima di cadere alle mani dei Turchi di Solimano il Magnifico nel 1522.
Suleiman lo splendido. Clicca per ingrandire l'immagine.Sede di Rodi da parte di Suleiman. Clicca per ingrandire l'immagine.Solimano il Magnifico assedia Rodi con 200.000 uomini. Nonostante una resistenza eroica di sei mesi, la città cade alle mani degli ottomani. Suleiman, rispettoso del coraggio dei suoi nemici, concede loro la vita sicura.
Gli ottomani convertono le numerose chiese di Rodi in moschee con l’aggiunta di minareti e cupole. Costruiscono poco ma non demoliscono nulla neppure; ma, per fare dimenticare la memoria dei cavalieri, passano i rifugi ed i suoi blasoni alla calce. I greci saranno vietati di residenza nella città, e la loro presenza tra stendere e alba è punita di morte. Solo gli ebrei sono tollerati.

La sovranità ottomana prenderà fine con l’impero otomano, nel 1912; Rodi passerà allora sotto il controllo dell’Italia.

All’epoca ottomana Rodi formava, con alcune isole vicine, una sandjak del vilayet turco di Djezaïri-bahri-Séfid (isole della Mar Bianco).

Il governatore del vilayet, che era cristiano, risiedeva a Rodi, a volte anche a fori di colata.

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